Corpi civili di pace, al via la sperimentazione con i primi 200 giovani

Pubblicato il Prontuario di progettazione per l’avvio della sperimentazione. Giovani attivi nel sostegno ai processi di mediazione e di riconciliazione, società civile e monitoraggio del rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario

Il Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale ha pubblicato ieri il decreto del 15 dicembre scorso, a firma del Capo Dipartimento Calogero Mauceri, con il quale viene approvato il Prontuario di progettazione per l’avvio della sperimentazione dei Corpi Civili di Pace. La sperimentazione è riservata ad enti accreditati, anche in coprogettazione, che abbiano svolto o svolgano da almeno tre anni progetti di servizio civile nazionale nei settori previsti, ossia in attività di riconciliazione o umanitarie, in Paesi in conflitto, a rischio di conflitto o post conflitto, oppure negli ambiti dell’emergenza ambientale anche in Italia.

I campi d’azione nei primi 47 Paesi del mondo (tra Africa, Asia, Medio Oriente, Sudamerica ed Europa dell’est) indicati nella sperimentazione vanno, nello specifico, dal sostegno ai processi di democratizzazione, di mediazione e di riconciliazione, a quelli per la società civile e al monitoraggio del rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario. Potranno inoltre essere previste attività umanitarie (inclusi il sostegno ai profughi, sfollati e migranti, il reinserimento sociale degli ex –combattenti, la facilitazione dei rapporti tra le comunità residenti e i profughi, sfollati e migranti giunti nel medesimo territorio), di educazione alla pace e di sostegno alla popolazione civile che fronteggia emergenze ambientali, nonché nella prevenzione e gestione dei conflitti generati da tali emergenze.

Il primo avviso per la consegna dei progetti, atteso ormai a breve, dovrebbe riguardare 200 giovani, su 500 totali previsti dalla sperimentazione, dei quali 125 attivi in progetti in aree di conflitto e a rischio di conflitto o post-conflitto, 50 in azioni di emergenza ambientale in Paesi esteri e 25 per attività di emergenza ambientale in Italia. Nella sperimentazione è inoltre prevista la costituzione di un apposito Comitato, presieduto dal Capo del Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale, con compiti di monitoraggio e valutazione sulla sperimentazione. “La valutazione dei progetti dei Corpi Civili di Pace sarà affidata ad un soggetto terzo ed indipendente”, ha precisato il Sottosegretario con delega al servizio civile, on. Luigi Bobba.

DUECon una nota stampa diffusa oggi, la CNESC-Conferenza nazionale enti di servizio civile, commenta come: “finalmente parte in Italia – nell’ambito del Servizio Civile Nazionale – la sperimentazione dei Corpi Civili di Pace che dovrebbe porre le basi per una futura proposta più ampia e strutturata di “difesa civile, non armata e nonviolenta” in situazioni di conflitto all’estero e in Italia per emergenze ambientali. A più di due anni dall’approvazione della disposizione legislativa, si avvia questa nuova dimostrazione della capacità del Servizio Civile Nazionale di ‘rendersi utile al Paese’: un modo di concepire le “missioni di pace” alternativo rispetto a quello militare”. “Dopo la conferenza stampa dell’11 Novembre in cui la CNESC aveva presentato 80 progetti di accoglienza dei migranti – prosegue la nota -, con questa sperimentazione avremo un’ulteriore concreta risposta del movimento italiano per la pace, il disarmo e la nonviolenza, alla violenza del terrorismo, ma anche a quella strutturale della guerra, con la promozione dei diritti umani, della lotta alle ingiustizie, all’esclusione culturale e educativa e per la difesa dell’ambiente”.

Per la CNESC “questi primi 200 volontari rappresentano un impegno diretto dei giovani e delle organizzazioni della società civile nella prevenzione del conflitto armato e della ricostruzione culturale, sociale ed economica post conflitti all’estero. Alcuni di essi saranno impegnati in progetti rivolti alla prevenzione di emergenze ambientali all’estero e in Italia, una vera aggressione al nostro territorio e alla nostra salute e sicurezza”.

“Molti dei progetti – si legge ancora nella nota – saranno realizzati in Paesi dell’Africa e dell’Asia dove i giovani del SCN opereranno in sicurezza, a sostegno di quelle che sono le prime vittime della guerra e del terrorismo fondamentalista, che colpisce in quelle zonecome nel cuore della nostra Europa, con la stessa logica folle e la stessa ferocia. Queste ambizioni, condivise dal Parlamento che ha approvato la norma istitutiva in Legge di Stabilità, e – nonostante il ritardo nell’attuazione – dallo stesso Governo con l’accordo fra i Ministri Gentiloni, Poletti, il Sottosegretario Bobba e gli organi amministrativi competenti – che ringraziamo per l’impegno profuso e il lavoro svolto anche con i nostri contributi – rischiano però di essere sminuite perchè non sono previste risorse a sostegno delle organizzazioni e degli organi chiamati a implementare e monitorare questa sperimentazione”. “Ci auspichiamo che in una fase successiva si possano rivedere alcuni elementi organizzativi della sperimentazione rendendola più snella e flessibile e quindi più adatta e rispondente alle reali necessità di pace delle singole comunità e popolazioni anche adeguando alle capacità progettuali degli organismi i singoli contingenti di volontari previsti per le diverse aree d’intervento; meno schematica, burocratica e onerosa per le organizzazioni stesse. Maggiori risorse e investimento politico saranno necessari in futuro nella prospettiva di rendere questa sperimentazione la base di un veloce ampliamento che irrobustisca il ruolo internazionale dell’Italia quale soggetto costruttore di pace, esempio e stimolo sia all’Unione Europea che alle Nazioni Unite”, conclude l’associazione di rappresentanza dei principali enti di servizio civile in Italia.

 

(FSp per Redattore Sociale)

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